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martedì 10 ottobre 2017

Festa del cinema di Roma - Il programma della dodicesima edizione!

Si è tenuta oggi la conferenza stampa della Festa del cinema di Roma.
La dodicesima edizione della Festa si svolgerà dal 26 ottobre al 5 novembre 2017 all’Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale.
La Selezione Ufficiale della Festa del Cinema ospita 39 film, con l’obiettivo di offrire qualità ed eccellenza in tutte le espressioni cinematografiche.
Tra i film, oltre Hostiles di Scott Cooper che aprirà la Festa, ci saranno Last Flag Flying di Linklater, I, Tonya di Gillespie, Stronger di David Gordon Green, Logan Lucky di Soderbergh e Detroit della Bigelow.
La maggior parte dei film della Festa sono legati da due temi importanti: la musica e lo sport.
Non a caso ci sarà un gran evento sportivo per la proiezione di Borg McEnroe.
Ci saranno 3 film italiani: Una questione privata dei Taviani, Nysferatu di Mastrovito e The Place di Genovese (in chiusura).
Un ruolo importante sarà, anche quest’anno, svolto dagli Incontri Ravvicinati con autori, attori e protagonisti della cultura italiana e internazionale (tra cui David Lynch che riceverà il premio alla carriera dalle mani di Paolo Sorrentino), dalla Retrospettiva dedicata a "La scuola italiana" (Umberto D., 81/2, La caduta degli Dei, L'armata Brancaleone), dai Restauri e Omaggi (Borotalco, Miseria e Nobiltà).
Da segnalare la sezione Riflessi, composta da film come Dieci storie proprio così, Jane, Il mondo in scena. Spoleto - 60 anni di festival, Salvatrice - Sandra Milo si racconta.
La sezione I film della nostra vita, quest'anno, sarà dedicata ai musical. Si potranno quindi, trovare, a La casa del Cinema, le proiezioni di film quali Sette spose per sette fratelli, West side story, Spettacolo di varietà e Cappello a cilindro.
 
 

Dati alla mano, questa Festa sarà composta da 39 film della Selezione Ufficiale (di cui 3 in collaborazione con Alice nella città), 6 di Tutti ne parlano, 4 de Gli eventi speciali, 12 incontri ravvicinati, 4 preaperture, 4 Restauri e omaggi più una retrospettiva, 11 Riflessi, 7 Film della nostra vita, 17 altri eventi e 31 paesi partecipanti.

SELEZIONE UFFICIALE

- ABRACADABRA di Pablo Berger

- LOS ADIOSES | THE ETERNAL FEMININE di Natalia Beristain

- IN BLUE di Jaap van Heusden

- BORG MCENROE di Janus Metz

- CABROS DE MIERDA | THE YOUNG SHEPHERD di Gonzalo Justiniano

- C'EST LA VIE! (LE SENS DE LA FÊTE) | C'EST LA VIE! – PRENDILA COME VIENE di Eric Toledano, Olivier Nakache,

- CUERNAVACA di Alejandro Andrade Pease

- DETROIT di Kathryn Bigelow

- FERRARI: RACE TO IMMORTALITY | FERRARI: UN MITO IMMORTALE di Daryl Goodrich,

- O FILME DA MINHA VIDA | THE MOVIE OF MY LIFE di Selton Mello

- HIKARI | AND THEN THERE WAS LIGHT di Tatsushi Omori,

- HOSTILES di Scott Cooper

- THE HUNGRY di Bornila Chatterjee,

- I, TONYA di Craig Gillespie

- KANOJO GA SONO NA WO SHIRANAI TORITACHI | BIRDS WITHOUT NAMES di Kazuya Shiraishi

- KŘIŽÁČEK | LITTLE CRUSADER di Václav Kadrnka

- LAST FLAG FLYING di Richard Linklater

- LOGAN LUCKY di Steven Soderbergh

- LOVE MEANS ZERO di Jason Kohn

- MADEMOISELLE PARADIS di Barbara Albert

- MARIA BY CALLAS, IN HER OWN WORDS di Tom Volf

- MON GARÇON | MY SON di Christian Carion

- MUDBOUND di Dee Rees

- NADIE NOS MIRA | NOBODY'S WATCHING di Julia Solomonoff

- ONE OF THESE DAYS di Nadim Tabet

- THE ONLY LIVING BOY IN NEW YORK di Marc Webb,

- PRENDRE LE LARGE | CATCH THE WIND di Gaël Morel

- UNA QUESTIONE PRIVATA di Paolo Taviani, Vittorio Taviani,

- SCOTTY AND THE SECRET HISTORY OF HOLLYWOOD di Matt Tyrnauer

- SKYGGENES DAL | VALLEY OF SHADOWS di Jonas Matzow Gulbrandsen

- STRONGER di David Gordon Green

- TORMENTERO di Rubén Imaz

- TOUT NOUS SÉPARE di Thierry Klifa

- TROUBLE NO MORE di Jennifer Lebeau

- LA VIDA Y NADA MÁS | LIFE & NOTHING MORE di Antonio Méndez Esparza

- WHO WE ARE NOW di Matthew Newton


In collaborazione con "Alice nella città"

- THE BREADWINNER di Nora Twomey

- MAZINGER Z INFINITY | MAZINGA Z INFINITY di Junji Shimizu

- SATURDAY CHURCH di Damon Cardasis


TUTTI NE PARLANO (spazio dedicato a titoli che arrivano alla Festa dopo esordi internazionali)

- BABYLON BERLIN di Tom Tykwer, Henk Handloegten, Achim von Borries,

- INSYRIATED di Philippe Van Leeuw

- MZEVLEBI | HOSTAGES di Rezo Gigineishvili

- THE PARTY di Sally Potter

- UNE PRIÈRE AVANT L’AUBE | A PRAYER BEFORE DAWN di Jean-Stéphane Sauvaire

- PROMISED LAND di Eugene Jarecki



EVENTI SPECIALI

- THE PLACE di Paolo Genovese 

- NYSFERATU – SYMPHONY OF A CENTURY di Andrea Mastrovito,

- DA'WAH di Italo Spinelli (scelto da Bernardo Bertolucci)

- SPIELBERG di Susan Lacy



INCONTRI RAVVICINATI

- David Lynch
- Xavier Dolan
- Vanessa Redgrave
- Jake Gyllenhaal
- Phil Jackson
- Ian McKellen
- Michael Nyman
- Chuck Palahniuk
- Christoph Waltz
- Nanni Moretti
- Gigi Proietti
- Rosario Fiorello



PREAPERTURE

- MORAVIA OFF di Luca Lancise

- TERAPIA DI COPPIA PER AMANTI di Alessio Maria Federici

- THE ITALIAN JOBS: PARAMOUNT PICTURES E L'ITALIA di Marco Spagnoli,

- LA RAGAZZA NELLA NEBBIA di Donato Carrisi




Si possono trovare maggiori approfondimenti sul sito della Festa del cinema di Roma.

giovedì 22 dicembre 2016

Florence Foster Jenkins - Quella cosa chiamata passione

 
Nella seconda metà della carriera, Stephen Frears si è ampiamente dedicato ai biopic: The Queen, Muhammad Ali's Greatest Fight, Philomena The Program e l'ultimo, Florence Foster Jenkins.

Florence Foster Jenkins si basa sulla storia vera di questa signora americana delle alte sfere sociali; una storia che ha ispirato il film Marguerite, di Xavier Giannoli, del 2015.

Accantonato il sogno di gioventù di suonare il pianoforte, per colpa della sifilide contratta dal primo marito che ha messo a dura prova le sue articolazioni, Florence (Meryl Streep) coltiva il desiderio, sempre più crescente, di diventare una grande cantante lirica; checchè se ne dica, la sua passione smuoverà le montagne fatte di sfregi e risatine dei maligni.
Membro dell'alta società di New York, Florence si è sempre dimostrata amica, buona e generosa verso tutti, sfruttando il suo (buon) canto per concerti privati e non, e fondando il The Verdi Club nei primi anni '20.
 
La vera Florence Foster Jenkins.

Ambientato nel 1944, anno della morte della protagonista, il film indaga sulla mancanza di talento vocale e sulla passione personale che sovrasta gli aspetti negativi.
Quanto può una passione verso qualcosa non farci accorgere di non essere magari capaci di coltivarla con talento e professionalità? Ma non si dovrebbe di essere liberi e coltivare qualsivoglia passione, senza tener conto del rendimento?
Nonostante ogni sua esibizione canora sembra precludere al disastro, tutte saranno sempre contraddistinte da applausi e gran sorrisi (più o meno finti), rafforzando la convinzione di Florence di essere una gran cantante d'opera; questa convinzione viene mantenuta ad alti livelli grazie al marito St.Clair (Hugh Grant), molto più giovane di lei.
Attore di terz'ordine, vive diviso da due forme di amore: quello spensierato con una giovane ragazza (Rebecca Ferguson) e quello platonico, sincero e protettivo per Florence.
St. Clair cerca, e lo farà fino alla fine dei giorni della moglie, di farla vivere nella convinzione di essere una cantante di successo per il suo innato talento, arrivando a pagare gli spettatori, a raccogliere tutti i giornali del circondato, selezionando per lei solo quelli con critiche positive, fino a corrompere la critica.
 
 
Se Meryl Streep è forse l'attrice che più calza in questo ruolo, fresca studentessa di lezioni di (non) canto per imparare volutamente a steccare con classe, forse chi ne esce più vittorioso a livello recitativo è Hugh Grant, che non si vedeva da anni in una forma così smagliante e in grande forma.
Una nota di merito, infine, va sicuramente data a Simon Helberg (sì, proprio l'Howard di The Big Bang Theory) che interpreta Cosmé McMoon, il giovane pianista che dapprima scettico e riluttante, salvo poi diventare un amico devoto di Florence, la supporterà e la accompagnerà fino alla morte con il suo pianoforte.
Florence Foster Jenkins è un film che vuole essere sì una commedia, ma vuole anche porre delle riflessioni in merito all'amare quello che si fa, senza (forse) sapere di non essere eccellente; in fondo, quanti di noi vorrebbero sentirsi dire di essere eccelsi nell'ambito in cui ci si impegna con devozione e passione?

mercoledì 30 novembre 2016

La stoffa dei sogni, e di un film nobile

di Emanuele Paglialonga


Arriverà in sala giovedì 1 dicembre La stoffa dei sogni, lungometraggio diretto da Gianfranco Cabiddu e interpretato da Sergio Rubini, Ennio Fantastichini e Renato Carpentieri (e con la partecipazione di Luca De Filippo prima della sua scomparsa avvenuta proprio un anno fa, il 27 novembre), con una distribuzione tuttavia limitata a una sola ventina di copie in tutta Italia. 

 Il film, presentato all’edizione 2015 della Festa del Cinema di Roma, ambientato nel primo dopoguerra, racconta la storia di una piccola compagnia di attori (capocomico con moglie e figlia, più un vecchio mentore/tuttofare) che naufraga assieme a un ridotto numero di camorristi (tre più uno disperso) sull’isola-carcere dell’Asinara, piccola, quasi del tutto disabitata e completamente scollegata e sconnessa dal mondo esterno, dove i delinquenti sono attesi per scontare la loro pena.
Una volta “sbarcati”, però, i criminali costringeranno il capocomico (Sergio Rubini) a farli entrare nella compagnia per evitare le sbarre.

Tuttavia, il sospettoso direttore del carcere (Ennio Fantastichini), grande conoscitore del teatro e della letteratura, metterà alla prova la bizzarra combriccola per cercare di capire chi sono i camorristi e chi sono gli attori: la loro sfida sarà mettere in scena La tempesta di Shakespeare in soli 5 giorni, prima che arrivi il traghetto successivo a portare notizie dal mondo esterno.
Il testo è liberamente ispirato a L’arte della commedia di Eduardo de Filippo, che a sua volta traduceva per il teatro napoletano appunto La tempesta di Shakespeare; il film racconta proprio questa curiosa ma potente fusione fra due giganti del teatro, seppur di epoche ovviamente diverse.

Il film è estremamente delicato e gentile nel raccontare il tempo sospeso di un’isola in cui è ancora la natura a dominare, e in cui le vicende degli uomini sono piccole e scollegate da qualsiasi forma di contemporaneità. E il dato interessante è che l’isola dell’Asinara è realmente così: niente hotel, negozi, strade o ristoranti.
Il racconto delle riprese da parte di attori e regista, durante la conferenza stampa di presentazione del film tenutasi a Roma a metà novembre, è in questo senso emblematica: niente telefoni, niente internet, a volte perfino niente acqua calda.
Il senso di condivisione della troupe e del cast artistico è stato poi restituito sullo schermo, e in fondo la storia non è altro che, per l'appunto, il racconto di una “condivisione forzata”.

 

Il sapore è quello di Mediterraneo di Gabriele Salvatores, film che si aggiudicò nel 1992 la statuetta per il Miglior Film Straniero; nel suo lavoro successivo, Puerto Escondido, e in un altro film di qualche anno dopo, Salvatores lavorò con un gigante come Renato Carpentieri, che ne La stoffa dei sogni interpreta il più anziano dei camorristi. 

Il film di Cabiddu rappresenta un nobile e riuscito esperimento di cinema, che dimostra anche il coraggio di una casa di produzione come la Paco Cinematografica (in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da Microcinema Distribuzione), che ha sviluppato e realizzato lo script ben sapendo che non sarebbero piovuti miliardi e milioni dal cielo al botteghino. 

Una scommessa sulla qualità. Vinta. 

domenica 13 novembre 2016

Genius - Quando la genialità tende a straripare

Genio.
E' una parola che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Un termine in genere prettamente soggettivo e che raramente diventa di condivisione  universale, assumendo la vera essenza del significato stesso.
E proprio quest'ultimo è forse il caso di Thomas Wolfe.
 

Lo scrittore è il protagonista del film Genius, ambientato nell'America degli anni '20; la sua quotidianità è fatta di scrittura, eppure, non trova uno straccio di editore che possa pubblicare il suo primo romanzo che, una volta dato alle stampe, avrà il titolo definitivo di Angelo, guarda il passato.
In questo periodo di frustrazione, diventa provvidenziale l'intervento dell'editore Maxwell Perkins (Colin Firth), che scoprì Francis Scott Fitzgerald (Guy Pearce) ed Ernest Hemingway (Dominic West) e che sarà l'unico a scommettere su Wolfe (Jude Law), vedendoci giusto.
Il romanzo di Wolfe diventa un best seller e tra lui e Perkins non s'instaura solo un rapporto lavorativo, ma di profonda amicizia che porterà i due ad allontanarsi da chi li ama per coltivare il loro legame esclusivo e proficuo, mandando in profonda crisi il rapporto tra Wolfe e la sua compagna Aline Bernstein (Nicole Kidman).
Il secondo romanzo di Wolfe sarà Il fiume e il tempo, che metterà a dura prova il rapporto con il suo editore-mentore.
 
 
I lavori dello scrittore americano sono pieni di minuziose descrizioni di ambienti, cose e persone, uno straripamento letterario; per questi motivi i suoi scritti devono essere sottoposti a numerosi e pesanti tagli da parte di Perkins, per dare una maggiore sintesi e comprensione alla lettura ed innalzare l'asticella di vendita e di successo (e con tutta l'amarezza di Wolfe).
Un genio puro, inarrestabile, quasi incapace di poter essere contenuto nella mente di una sola persona, utilizzando essa come un mero mezzo di espressione che si scontra con il genio lucido e maturo di chi cerca di arginare lo straripamento, a fin di bene.
Un vero e proprio abbandono dell'essere persona per diventare un obbediente schiavo della letteratura.
 

Genius, presentato al Festival di Berlino e passato all'undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è realizzato cercando di calibrare e controllare ogni minimo particolare (quasi come la devozione per i dettagli di Wolfe); è impossibile non notare come la regia di Michael Grandage sia di stampo teatrale, prettamente denotabile dai movimenti degli attori  (proprio lui che ha sempre lavorato con il teatro e in questo debutto alla regia cinematografica non si è per nulla sganciato da esso) e di come, grazie alla fotografia sul seppia, rientri nel genere biopic, senza mai lasciarsi andare o percorrere qualche rischio..
Insomma, una regia tanto precisa quanto, invece, non lo è la sceneggiatura di John Logan (Il Gladiatore, The Aviator, Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street, Skyfall), che sembra non dare l'esatta giustizia a quello scrittore dal genio esondante ed alle frustrazioni che derivano da esso, tramutandole come capricci da primadonna e dal vivere con superficialità..

giovedì 10 novembre 2016

Sing Street - La musica che tiene svegli!

Sing Street potrebbe essere l'ennesimo film che racchiude un percorso di formazione di un adolescente qualunque, che vive e si divide tra un amore adolescenziale, una band scolastica e una famiglia in crisi con dei genitori che minacciano costantemente la separazione.
Tutto è vero e lo è anche il suo contrario.

Ambientato nella Dublino degli anni '80, Sing Street racconta la storia di Cosmo (Ferdia Walsh-Peelo), un adolescente che, cambiata la scuola per motivi economici, si ritrova in un liceo cristiano di soli ragazzi, preso di mira dai bulli e, gradualmente, anche da chi gestisce la scuola.
Sarà il fuori scuola a cambiare la sua vita, quando una ragazza, con fare da modella, attirerà il suo sguardo: e quale miglior modo per fare colpo se non dire di essere il leader di una band?
Siamo nel pieno degli anni '80, in un'Irlanda in piena crisi economica e nel boom delle band giovanili dedite alla pop music: ed è proprio questo tipo di musica ad essere protagonista e filo conduttore di tutto il film.
Arriva per tutti gli adolescenti, maggiormente per quelli che vengono esclusi, emarginati e presi di mira da ci si crede bullo, il momento in cui ci si sente rappresentati dalla musica e dal/dalla cantante/band del momento (in questa pellicola l'influenza va da The Cure e A-Ha ai Duran Duran e Spandau Ballet); note e parole che messe insieme fungono da rifugio intimo e da stimolo a caricarsi di energia e a dare una marcia in più alla propria vita.
 

La musica fa parte della vita di tutti, dall'alba dei tempi; accompagna ogni singolo momento e ci sarà sempre quel brano che sembrerà esser stato scritto e composto per noi. Essa, forma e accompagna l'esistenza di tutti. E in fondo questo è quello che avviene a Cosmo, anche se in forma attiva perché sarà proprio lui a ideare e comporre una band per cercare di conquistare una ragazza.
La musica diventa il balsamo ed il collante di condivisione di esperienze (vedi i membri della band, tutti, come Cosmo, isolati ed emarginati non per la loro negatività ma, anzi, per le loro qualità più o meno nascoste), di amicizie profonde, di un amore adolescenziale (che a ragione non vuol significare meno valido di un amore adulto) e di recupero di rapporti umani, soprattutto familiari.
Quando la musica incontra quell'adolescenza spensierata, che non vede paletti od ostacoli di nessuna forma e dimensione nel proprio presente e men che meno nel proprio futuro, si scatena un big bang di emozioni poco dominabili; da questa collisione scaturiscono sinfonie di emozioni, espressioni e fantasie che non vedono barriere né confini alcuni.
 

In Sing Street, Cosmo diventa l'alter ego del regista John Carney (Once, Tutto può cambiare) che ai suoi tempo ha condiviso gli stessi sentimenti e vicissitudini del protagonista. Bisogna dare onore al merito dello stesso regista che ha curato, insieme a Gary Clark, tutte le canzoni del film, tutte rigorosamente originali. Un invito importante ad abbandonare le cover, insomma.
Nato come film indipendente, Sing Street è stato presentato al Sundance Film Festival e all'ultima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Sing Street è un invito a sentirsi sempre un po' dei buoni adolescenti, a conservare sempre un po' di spensieratezza, di fantasia, di sogno. Perché se la musica riesce a coincidere con la propria esistenza ed aiuta a far staccare i piedi da terra per un po', allora ha raggiunto il suo scopo. Se non essa non riesce nell'intento, allora, è come morire un po' dentro.

martedì 25 ottobre 2016

Pif, In guerra per amore: l’importanza sociale, la lezione di Scola

Di Emanuele Paglialonga
 
 
A tre anni di distanza da La mafia uccide solo d’estate, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, fa il suo ritorno dietro la macchina da presa con In guerra per amore.
La sceneggiatura è da lui curata assieme a Marco Martani e Michele Astori.
L’importanza sociale

In guerra per amore è innanzitutto due cose: la prima, un ossimoro. Un ossimoro che merita di essere approfondito. Un conflitto bellico è forse una delle cose meno romantiche in assoluto, e quindi chi mai può andare in guerra per amore? Pif, che parte dall’America nella quale è emigrato alla volta di Crisafullo, in Sicilia, per chiedere al padre di Miriam Leone il permesso di sposare la figlia. 
Quindi il centro della vicenda è la storia d’amore fra i due personaggi? Assolutamente no.
La seconda cosa è che In guerra per amore è un MacGuffin. Per chi non sapesse di cosa si tratta, citofonare Alfred Hitchcock: il MacGuffin è il pretesto che nei film dà avvio alla vicenda. Per i personaggi è ovviamente di vitale importanza, ma allo spettatore viene in tasca ben poco. Costituisce, sostanzialmente, l’espediente narrativo. Per intenderci: la valigetta di Pulp Fiction.

Le travagliate peripezie sentimentali di Arturo Giammarresi per ottenere la mano di Flora Guarneri sono più marginali che ne La mafia uccide solo d’estate. (anche qui, come nel film precedente, vi sono gli stessi nomi e cognomi per i due personaggi principali, nonché voice over ironica del protagonista che accompagna buona parte del film: in questo caso citofonare Nanni Moretti).

Ad andare in guerra per amore è anche il tenente Philip Catelli, interpretato da Andrea di Stefano (che oltre a essere attore ha anche diretto Escobar: Paradise Lost con Benicio del Toro). È lui il reale fulcro della vicenda.
Catelli va in guerra per amore del suo paese, gli Stati Uniti d’America. La Seconda Guerra Mondiale è in corso, e gli Alleati si preparano al loro arrivo in Italia; sbarcheranno, come a tutti è noto, in Sicilia. Problema logistico: con l’isola che si fa? La si conquista? Si ricorre alle armi? Come faranno i soldati americani a muoversi in luoghi che non conoscono, in cui si parla una lingua che ignorano? Servirà di certo un aiuto, fornito da Lucky Luciano, noto criminale della cosiddetta Cosa Nostra Statunitense, che dall’America invia una lista di fedelissimi gentiluomini siculi i quali sicuramente si metteranno a disposizione della nobile causa.

I servizi militari americani chiedono, quindi, aiuto a Cosa Nostra.
La mafia consegna l’isola agli americani, i quali si insediano per stabilire il da farsi. Criminali della peggior specie vengono liberati dalle carceri, e una volta che i soldati avranno abbandonato l’isola, saranno insigniti, come segno di riconoscimento per il lavoro svolto, di cariche civili, sociali e soprattutto politiche. I mafiosi vengono fatti sindaci, assessori e quant’altro. Prendono legalmente il potere. Così si insedia Cosa Nostra nella politica, la Piovra con tutti i suoi tentacoli. Da qui acquista tutto il suo potere e strapotere.

L’importanza sociale del film di Pif è dunque notevole, poiché educa lo spettatore con un film di finzione, una commedia.

La lezione di Scola

Il film si apre con una dedica piuttosto significativa, quella ad Ettore Scola, col quale Pif aveva legato nell’ultimo periodo della vita del regista e assieme al quale era stato protagonista del documentario Ridendo e scherzando – Ritratto di un regista all’italiana, scritto e diretto da Paola e Silvia Scola e incentrato sulla vita artistica e personale di loro padre.
La dedica al regista di Una giornata particolare e C’eravamo tanto amati è significativa in questo senso: il cinema di Scola è un faro per quello di Pif.

In In guerra per amore vi è una corsa-sfida fra il patriarca fascista e l’anziana vicina di casa per raggiungere il rifugio durante i bombardamenti, il primo con una statua di Mussolini, la seconda con la statua della Madonna, e la fine che entrambe faranno nel corso del film. L’eco lontano è quello di Splendor, film di Scola dell’ ’89 con Mastroianni e Troisi: siamo negli anni fascismo, in una piazza del piccolo paese di Arpino troneggia su un palazzo la scritta “È l’aratro che traccia il solco / ma è la spada che lo difende”, con in basso a destra l’autore della citazione, ovviamente Mussolini. Davanti a questo palazzo viene installato per delle proiezioni all’aperto un telone bianco, che va a coprire la parte sinistra della frase, che diventa ora così: “Il solco lo difende Mussolini”. Si avvicina agli operai una guardia baffuta e domanda: “Il solco lo difende Mussolini? Che è diventato una guardia forestale?”.

Questo è l’eco, questo è l’approccio. Il primo film da regista del Il Testimone era riuscito a far ridere parlando di mafia, con la scena di Totò Riina col telecomando dell’aria condizionata tragicamente esilarante, per arrivare poi a un finale commovente, che era un pugno nello stomaco. Il film, d’altronde, cominciava con questa riflessione del protagonista: “La mafia, a Palermo, ha sempre influenzato la vita di tutti, e in particolar modo la mia”.

L’idea che la Storia influenzi le vite di tutti ritorna nel nuovo film di Pif nell’impostazione generale, ma in maniera diversa: l’Arturo de La mafia uccide solo d’estate era cresciuto con Flora nel cuore, ma anche col mito distorto e comico di un Andreotti paladino della legalità. L’Arturo de In guerra per amore è invece molto meno ideologicamente coinvolto rispetto al precedente.
Per buona parte del film a lui non interessa niente delle nefandezze, delle infiltrazioni mafiose e le implicazioni politiche: il suo obiettivo è Flora, per il resto non ha la benché minima idea di cosa gli stia succedendo intorno. Sarà Catelli a fargli aprire gli occhi.

Nonostante ogni tanto sembri inciampare sul ritmo di scorrimento In guerra per amore riesce ugualmente nel suo intento di trattare argomenti scottanti, controversi e feroci, con un’ironia calzante in grado di arrivare a un pubblico più vasto possibile.

Il film, che è stato anche una delle preaperture dell’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma assieme a Pastorale Americana di Ewan McGregor e Inferno di Ron Howard, sarà distribuito nelle sale italiane il 27 ottobre in più di 400 copie.

mercoledì 12 ottobre 2016

American Pastoral - L'opera prima di Ewan McGregor!

Ci vuole un bel po' di coraggio nel predisporre l'adattamento cinematografico di Pastorale Americana come opera prima di regia.
Questo è quello che ha provato a fare Ewan McGregor che, candidamente (e con un po' di faccia tosta), ammette (in una conferenza stampa gremita, lo scorso 3 ottobre a Roma) di non aver mai letto il romanzo di Philip Roth, premio Pulitzer nel 1998, prima che gli venisse sottoposta la sceneggiatura.
E, quando si cerca di adattare un romanzo del genere, complesso e stratificato, diventa quasi inevitabile fare dei confronti con il punto di origine.
Di base, la storia è quella di Seymour Levov detto "Lo Svedese" (per le sue connotazioni nordiche), campione in qualsiasi disciplina, tanto buono e amato da tutti, che riesce a rilevare l'azienda produttrice di guanti del padre, a sposare Miss New Jersey e avere da lei una figlia, Merry.
Una famiglia perfetta, un lavoro perfetto, il tutto in un mondo perfetto.
Ma la vita di nessuno può essere perfettamente monotona; saranno la guerra del Vietnam ed i disordini razziali dei primi anni '60 a far diventare Merry sempre più ribelle ed estremista ed a portare una vera e propria guerra in casa. La fine del sogno di una vita perfetta. La fine del sogno americano.
 
In American Pastoral, Ewan McGregor e John Romano (lo sceneggiatore) hanno preso le redini del romanzo e hanno cercato di adattarlo nel modo migliore possibile (con Jennifer Connelly e Dakota Fanning nel cast) rimanendo, però, incastrati nel contesto familiare e nelle rivoluzioni ed evoluzioni ad essa interne, lasciando gli eventi storici quasi come dei pretesti per portare avanti la storia della famiglia Levov, che poi diventa quella del singolo uomo alla ricerca del tassello perduto (Merry) per ricomporre quel puzzle tanto perfetto.
Uno "Svedese" carico di ottimismo e stupore, alla ricerca di quella che sarà la sua futura conquista (i titoli, la moglie, Merry perduta), un Edward Bloom sincero e un po' ingenuo.

Per quanto sia ammirevole il tentativo di tale adattamento, probabilmente l'attore scozzese ha puntato ad un livello troppo alto per essere il primo film da regista, finendo per raccontare la storia di un uomo in termini morbidi e patetici, quando Roth descrive gli eventi storici di rivoluzione e di portata mondiali in modo spietato e feroce.
Nell'adattare testi così complessi (che sia un'opera prima o meno) forse si necessita di un regista che sia in grado di tenere saldamente in mano il timone della sua nave per non perdersi nel mare di parole romanzate ed essere depistati dalla nebbia della convenzionalità.

sabato 1 ottobre 2016

Prossima fermata: Festa di Roma 2016!

Un programma così ricco della Festa di Roma non si vedeva decisamente da qualche anno (dall'era Muller insomma).
E poco importa se sono per la maggior parte proiezioni di seconda mano.
L'11° edizione (13-23 ottobre 2016) che celebrerà, a vent'anni dalla scomparsa, il talento e la versatilità di Gene Kelly, un artista completo e con la locandina a lui dedicata (uno scatto di J. R. Eyerman, che lo ritrae durante le prove di Cantando sotto la pioggia, più precisamente quando immagina di danzare con leggiadria, con Cyd Charisse) è prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis, e si svolgerà presso l’Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale.
 

Sono 44 i film e documentari della Selezione Ufficiale (3 di questi in collaborazione con la sezione autonoma e parallela Alice nelle città): tra questi gli attesi The Accountant, The Birth of a Nation, Florence (con Meryl Streep) e gli apprezzati (all'estero) Lion e Manchester by the sea. E, ancora, l'ultima pellicola di Andrzej Wajda Afterimage, e film come The secret scripture, l'atteso Snowden di Oliver Stone e Genius, con Colin Firth e Jude Law.
A questi 44 titoli si aggiungono 4 eventi speciali, tra cui la presentazione de Il paziente inglese da parte di Ralph Fiennes, Juliette Binoche e Kristin Scott Thomas e la presenza di Michael Bublé che, oltre a promuovere l'ultimo album, presenterà anche il primo film a lui dedicato, Michael Bublé - Tour stop 148.

Oltre ai film, vi saranno anche diversi incontri che spazieranno verso i mille campi dell'arte: da Tom Hanks (a cui sarà dedicata un'ampia retrospettiva e gli verrà assegnato un premio alla carriera) a Roberto Benigni, da Bernardo Bertolucci a Don DeLillo (scrittore, saggista, drammaturgo), da David Mamet (autore teatrale, sceneggiatore e regista) a Meryl Streep, da Oliver Stone a Andrzej Wajda.

Durante il periodo della Festa verranno resi diversi omaggi, tra cui a Micheal Cimino, Gregory Peck (i suoi figli terranno un incontro con il pubblico), Luigi Comencini, Gian Luigi Rondi e Alberto Sordi.

Nel periodo che precede l'attesa dell'inizio della Festa, verranno proposte diverse pre-aperture con American Pastoral di Ewan McGregor, La guerra dei cafoni di Davide BarlettiUn giorno a New York di Stanley Donen, Inferno di Ron Howard e In guerra per amore di Pierfrancesco Diliberto, rispettivamente il 3, 9, 10, 11, 12 ottobre.





Fonte: Festa del Cinema di Roma

sabato 25 giugno 2016

Gli invisibili - Troppi uomini ai margini della società



Presentato alla nona edizione del Festival Internazionale del film di Roma (2014), Gli invisibili (Time out of mind), porta alla luce le condizioni psicologiche e di vita, di chi vive ai margini della società.
Oren Moverman (regista di Oltre le regole - The Messenger e Rampart, e sceneggiatore di film come Arsenico e vecchi confetti, Le origini del male e il recente Love & Mercy) dirige un film con protagonista George (Richard Gere), un senzatetto di New York, che si ritrova a vagabondare in giro per città.
Una fase che lui considera temporanea, ma che in realtà dura da dieci anni. Accettare di essere un senza tetto, di essere confinato ai margini della società e soprattutto di essere invisibili da chi non li vede (o meglio, non li vuole vedere) è molto dura, così come diventa difficile tentare di sopravvivere.
Le cause della sua condizione derivano da un matrimonio fallito e da una figlia che non lo vuole accettare come padre; i centri di accoglienza diventano la sua dimora a breve termine e non sempre certa.
Il crogiolarsi nella disperazione della propria condizione, fa arrivare George al punto che vorrebbe almeno essere riconosciuto come essere umano; ma la burocrazia non rende mai le cose facili, dilungando di molto i tempi del suo vagabondaggio.


Moverman, anche scrittore di una sceneggiatura abbastanza piatta, dirige un film privo di fili storici o cronologici. La priorità del film è il contesto visivo che rimanda una condizione invisibile, con la costruzione di cause ed effetti lasciati allo spettatore.
Gli Invisibili appare come un falso film documentario, con l’uso di una macchina da presa in maniera quasi neorealistica, che segue George, lo osserva da differenti punti di vista, da riflessi di finestre e specchi, giochi di sguardi e gestuali, dove i protagonisti reali del tutto sono lo sforzo e la sofferenza della sua condizione.

martedì 21 giugno 2016

Festa del Cinema di Roma - Anche Tom Hanks e Meryl Streep all'undicesima edizione!

Un'America sempre più coinvolta alla Festa di Roma!.
 

D’intesa con la Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Piera Detassis, il Direttore Artistico Antonio Monda ha annunciato oggi alcune anticipazioni relative all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (dal 13 al 23 ottobre) all’Auditorium Parco della Musica. Il programma completo sarà illustrato nel corso di un’apposita conferenza stampa che si svolgerà alla fine di settembre.
Nel suo lavoro, Antonio Monda è affiancato da un Comitato di Selezione coordinato da Mario Sesti e composto da Richard Peña, Giovanna Fulvi, Alberto Crespi, Francesco Zippel, e Valerio Carocci.

Le diverse sezioni:
 


INCONTRI RAVVICINATI

In questo ampio spazio, dedicato agli incontri con registi, attori e grandi personalità del mondo della cultura, saranno presenti:

- Tom Hanks, vincitore di due Oscar per Philadelphia e Forrest Gump, protagonista di tre decenni di grande cinema e di film di straordinario successo come Salvate il soldato Ryan, Cast Away, Apollo 13, Il codice da Vinci fino a Il ponte delle spie, riceverà il Premio alla Carriera. In occasione della cerimonia di premiazione ci sarà un incontro con Antonio Monda, nel corso del quale saranno mostrate sequenze dei suoi film e la clip di una pellicola particolarmente amata da Hanks. Il giorno successivo avrà inizio una retrospettiva di quindici film, nella quale saranno mostrati anche i suoi lavori da regista.

- Meryl Streep, premiata tre volte dall’Academy per Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie e The Iron Lady, interprete di eccezionale talento per registi come Fred Zinnemann, Woody Allen, Sydney Pollack, Robert Zemeckis e Clint Eastwood, fra gli altri, parlerà agli spettatori delle grandi attrici italiane che l’hanno influenzata, Silvana Mangano su tutte.

- David Mamet, premio Pulitzer per la pièce “Glengarry Glen Ross”, autore de La casa dei giochi e Il colpo, sceneggiatore di decine di film fra cui Gli intoccabili di Brian De Palma e Hannibal di Ridley Scott, sarà al centro di un incontro con il pubblico nel suo duplice ruolo di regista e scrittore per il cinema;

- Don DeLillo, figura centrale della narrativa postmoderna americana, acuto osservatore delle trasformazioni che attraversano la società statunitense, racconterà del rapporto fra cinema e letteratura, e della sua passione per Michelangelo Antonioni;

- Daniel Libeskind, protagonista dell'architettura decostruttivista, ha firmato il Jüdisches Museum di Berlino ed è l’autore del progetto per la ricostruzione del World Trade Center di New York. Libeskind discuterà del rapporto tra la settima arte e l’architettura e del suo amore per il cinema di Paolo Sorrentino.

RETROSPETTIVE

Oltre alla già citata rassegna sul miglior cinema di Tom Hanks, ci saranno altre due retrospettive, anch’esse a cura di Mario Sesti: la prima dedicata a Valerio Zurlini e la seconda, a ridosso delle elezioni presidenziali, avrà per tema la politica americana con quindici film, da John Ford e Frank Capra a Steven Spielberg.

OMAGGI

Un omaggio speciale sarà dedicato a Luigi Comencini, del quale ricorre il centesimo anniversario della nascita. Verrà realizzata una mostra di cinquanta fotografie scattate dal regista, un ricordo delle figlie e poi proiettato il restauro di uno dei suoi capolavori, Le avventure di Pinocchio. Saranno inoltre presentati il restauro di Queimada, come omaggio a Gillo Pontecorvo nel decimo anniversario della sua morte, e L’Armata Brancaleone, di cui ricorre il cinquantenario.

CONVEGNI

L’undicesima edizione della Festa ospiterà un convegno internazionale sul ruolo della critica: fra i protagonisti, il critico del “New York Times”, A. O. Scott.
 
 
 
 

domenica 14 febbraio 2016

The End of the Tour - Cinque giorni di appaganti dialoghi

Due menti che si confrontano, dialogano e si scontrano e una cassetta pronta a registrare il tutto ed a diventare testimone di pensieri e grandi riflessioni.
Questa potrebbe essere una piccola constatazione di quanto grande sia The End of the Tour (presentato alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma), un film di James Ponsoldt (The Spectacular Now), che racconta i cinque giorni di convivenza, nel 1996, tra il giornalista del magazine Rolling Stone, David Lipski ed uno dei maggiori scrittori contemporanei, David Foster Wallace, durante la fine del tour promozionale del romanzo più fortunato di Wallace: Infinite Jest.
The End of the Tour è road movie malinconico che, basandosi sul libro di Lipsky Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (2010), pubblicato due anni dopo il suicidio di Wallace, non prende in esame tanto la persona in sé (tralasciando la forma del biopic), ma cerca di mettere in scena le riflessioni di due scrittori di diverso genere, scambi di idee, scontri e confronti, d due esistenze vissute nella loro relativa solitudine.
Cinque giorni di intervista sono bastati per creare un forte legame mentale tra i due protagonisti che cercano di mettersi a nudo e di confrontare le proprie riflessioni ed i propri intimi pensieri su differenti tematiche; in neanche una settimana, la loro convivenza consente ad entrambi di sviluppare il proprio pensiero come si faceva fino a non molti anni fa con il rullino fotografico, di dare spazio alla sincerità, di quanto sia normale il fatto che tutti siamo uguali e ognuno ha sempre una peculiarità in più che, in maniera del tutto naturale, si ammira e s'invidia.
Le particolarità del film sono Donald Margulies (sceneggiatore) e James Ponsoldt (regista) che hanno messo in atto una pellicola basata sul libro sopracitato che a sua volta si basa sulla famosa intervista che Lipski fece nel 1996 e non pubblicò mai, aggiungendo la bravura di non dare troppo guinzaglio a dialoghi, equiparando la propria potenza di profusione alle interpretazioni; eccellenti le interpretazioni di Jesse Eisenberg (Lipski) che torna ai livelli di The Social Network e soprattutto quella del talentuoso Jason Segel (David Foster Wallace), il quale lo si vede per la prima volta in un ruolo al di là del genere comedy.
Restando in termini letterali, forse i pensieri di Wallace possono essere un adeguamento contemporaneo a quelli di Pirandello (che fa esprimere a Vitangelo Moscarda); ci si sente liberi nel mondo e con se stessi nel momento in cui si esce dalla trappola di essere schiavi di altro e di altri.

venerdì 30 ottobre 2015

The Walk - Una camminata tra le Torri Gemelle

La traversata di una vita che dura un attimo, appesa ad un filo.
 
 
The Walk è quel film che promette emozioni, adrenalina, ammirazione e follia artistica di un giovane funambolo che si è formato con il fai-da-te e che vuole sfidare sé stesso ed il mondo.
Nella fattispecie parliamo di Philippe Petit, il funambolo che nel 1974 decise di dare finalmente una forma concreta al desiderio di attraversare le Twin Towers, che ormai erano già state per la maggior parte costruite e completate.
E un film del genere, con certi preamboli, non poteva avere regista migliore di Robert Zemeckis.

 
 
 
La bravura di Zemeckis è innegabile quando si tratta di condensare insieme le emozioni adrenaliniche e la suspense, e questo lo ha più volte dimostrato; non che in The Walk ciò non avvenga, anzi.
Nelle due ore di pellicola (con un 3D ottimamente sfruttato), questa fase di attaccamento allo schermo riesce appieno solo negli ultimi trenta minuti, quando New York comincia a diventare lo sfondo dell'impresa che si sta per compiere.

Ma come un cavo che si sfilaccia e che non regge, anche la pellicola di Zemeckis diventa instabile e barcolla, facendo cadere lo spettatore dalla poltrona e Petit dal suo filo con una sceneggiatura satura, eccessivamente costruita.
Per carità, non si può mica parlare di una persona/personaggio come Petit e della sua mirabolante impresa senza affrontare il suo passato e tutte le tappe che lo indussero ad avere un sogno e a realizzarlo concretamente; ciò però non vuol dire riempire lo spettatore di parole, di fatti, avvenimenti, dilatando i dialoghi e la narrazione della storia (che avviene in prima persona, cioè da parte dello stesso Petit) che diventa prolissa e che fa calare la palpebra allo spettatore proprio nel momento in cui sta per arrivare quella famosa mezz'ora intrisa di emozioni.

Ad impersonare il fenomenale funambolo, che passeggiò avanti e indietro per otto volte su quella fune appesa a 400 metri di altezza nella Grande Mela, c'è Joseph Gordon-Levitt che, da sempre interessato al mondo francese, dà prova di un'interessante performance in termini recitativi (il suo inglese francesizzato è davvero esaustivo), ma risultando un po' stucchevole in termini visivi, specialmente quando narra la sua storia, guardando direttamente in camera.

Ma se ne sentiva davvero il bisogno di riproporre la storia, la sfida e la bravura di Petit dopo il preciso ed interessante documentario Man of Wire - Un uomo tra le Torri, del 2008 di James Marsh, vincitore di un Oscar al Miglior Documentario?
Se la motivazione era quella di ripresentare alle nuove generazioni e a chi si è perso il documentario questa fantastica storia, allora non ci sarebbe nulla da dire.
 
Philippe Petit alla conferenza stampa di The Walk, durante la Festa del Cinema di Roma.

Ma sappiate che il filo è sempre nelle mani di Petit (come ha concretamente dimostrato alle 10a edizione della Festa del Cinema di Roma, dove è stata presentata la pellicola), che si allena costantemente tutti i giorni; un filo che lega Petit all'amore della sua vita e alla storia.

 

martedì 27 ottobre 2015

Il resoconto della 10a edizione della Festa di Roma!

Anche la decima edizione della Festa di Roma si è conclusa, ma nulla mancherà nel ricordarlo mano a mano che arriveranno le recensioni dei film visti.

Una festa giunta al termine, dunque, curata dal direttore artistico Antonio Monda che è riuscito a dare il meglio che si poteva offrire a quest'edizione povera di budget (giusto un paio di milioni di euro).
Di fatto, per stare dentro nei costi, Monda ha costruito una Festa dove i soli film fossero i protagonisti e null'altro, e facendo leva sulle sue approfondite amicizie nel campo culturale e cinematografico per avere diversi incontri con diversi artisti.
Di attori e registi se ne sono visti pochi, sia per gli ovvi motivi citati sopra, sia per la loro sfuggevolezza.
Ciò detto, cosa resta di questa Festa (seppur in senso lato?)?

Tra tutto il programma, sia della Festa che della sezione parallela Alice nella Città, la rosa dei film di spicco contiene pochi nomi: Room su tutti, film di Lenny Abrahamson  (Frank) e vincitore del Toronto Film Festival, ha conquistato tutti raccontando con aspetti molto curati, come la vita venga vissuta da una ragazza sequestrata ai tempi dell'adolescenza e dal figlio, avuto dal suo carceriere; esistenze narrate non solo durante il periodo di prigionia, ma anche successivamente, quando i danni psicologici si fanno sempre più permanenti.
 
Tra le altre pellicole presentate (tra cui Freeheld, Truth, The Walk), quelle che la spuntano, oltre a Room, vi sono:

- Lo chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti, con Claudio Santamaria e Luca Marinelli (visto recentemente in Non essere cattivo, di Claudio Caligari), film originale che frulla insieme supereroi giapponesi e contemporanei, la malavita e la voglia di fare del bene al prossimo, e tanta ironia;

- Carol, di Todd Haynes, racconta dell'amore vissuto da due donne diverse per carattere, età e condizione sociale, che nonostante le difficoltà di vivere normalmente senza rimorsi e/o rimpianti, cercano di viversi il meglio possibile, affrontando la purezza di pensiero dell'epoca d'oro degli anni '50;

- The end of the Tour, di James Ponsoldt, con Jason Segel e Jesse Eisenberg, racconta lo stile di pensiero e di scrittura di David Foster Wallace, grazie ad un'intervista svolta nel 1996, da parte del giornalista David Lipsky, mentre volgeva al termine il tour promozionale del libro Infinite Jest.

Oltre a ciò hanno di certo spiccato per interesse e coinvolgimento sia la retrospettiva Pixar, presentata per la prima volta in Europa con tutti i film che hanno fatto la storia di questa grande casa di produzione, rigorosamente in lingua originale, che la masterclass con Kensey Mann, lo story supervisor del nuovo film della Pixar, Il mondo di Arlo, che ha raccontato il suo lungo percorso per lavorare alla Pixar e che ha fatto vedere in anteprima mondiale diverse clip del film di animazione sopra citato, che uscirà il 25 novembre.

Di notevole interesse sono stati anche gli incontri che si sono succeduti durante quest'edizione: Joel Coen e Frances McDormand, Jude Law, Paolo Sorrentino, Wes Anderson e Donna Tartt, William Friedkin e Dario Argento.
 


Un'edizione un po' povera per gli aspetti da me prima elencati, che ha puntato un po' sul riciclo (non vi erano anteprime mondiali) e che ha pasticciato parecchio in termini di organizzazione delle proiezioni nelle diverse sale (repliche in sala Sinopoli, la più grande per quest'anno, prime per la stampa ed incontri in Petrassi, quella delle conferenza stampa) finendo a dover sacrificare eventi e tanto tempo per i poveri accreditati (me compresa) alle prese con code infinite.

Qui di seguito potete trovare i miei personali voti ai film (compresi quelli Pixar) da me visti, in attesa delle recensioni!


TRUTH **1/2
ROOM ****
WALL-E **1/2
LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT ***
PAN – VIAGGIO ALL’ISOLA CHE NON C’è **
FREEHELD **
TOY STORY 3 ****
THE WALK **
RATATOUILLE ****
HITCHCOCK/TRUFFAUT ***1/2
THE END OF THE TOUR ****
RETURNING HOME **
EVA NO DUERME **1/2
CAROL ***