lunedì 24 luglio 2017

La 32° Settimana Internazionale della Critica - Il programma

La Settimana Internazionale della Critica (SIC) è una sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) nell’ambito della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017) e composta da una selezione di sette opere prime in concorso e due eventi speciali, tutti presentati in anteprima mondiale.
La selezione è curata dal Delegato Generale della SIC Giona A. Nazzaro con i membri della commissione di selezione Luigi Abiusi, Alberto Anile, Beatrice Fiorentino e Massimo Tria.
La sezione, alla sua 32°edizione, ospiterà la seconda edizione di SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della critica) con una selezione di sette cortometraggi di autori italiani non ancora approdati al lungometraggio, e due eventi speciali, tutti presentati in prima mondiale.
Il programma nasce dalla sinergia fra il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) e Istituto Luce-Cinecittà, ed è una delle iniziative per il supporto allo sviluppo del nuovo cinema italiano e per la promozione dei giovani autori.
Dopo l’anteprima a Venezia, i cortometraggi presentati a SIC@SIC verranno promossi a livello internazionale dal dipartimento Promozione internazionale cinema contemporaneo di Istituto Luce-Cinecittà attraverso una serie di iniziative e festival, come la Mostra de Cinema Italià de Barcelona (sezione Concorso Cortometraggi), in programma a dicembre 2017 in Spagna.
Inoltre, i corti saranno messi a disposizione dei professionisti di settore attraverso le piattaforme online Festival Scope Pro e Italian Short Film Video Library – strumento di promozione del cortometraggio italiano realizzato dal Centro Nazionale del Cortometraggio in collaborazione con Istituto Luce-Cinecittà – e a fine novembre 2017, parteciperanno al TSFM – Torino Short Film Market, organizzato dal Centro Nazionale del Cortometraggio.
 
 
 
L'immagine della 32° Settimana della Critica, è stata affidata a Carmine Di Giandomenico e alla sua visione in chiave cyber-fantasy della storica sezione.
Una scelta inedita e innovativa per una sezione che racconta il cinema del presente e con esso il futuro.
Nell’immagine creata da Di Giandomenico – tra i pochi artisti ad aver collaborato con due tra le più celebri e attive case editrici di fumetti al mondo, Marvel Comics e DC Comics – la musa del Cinema plana sull’orizzonte lagunare riflettendosi nell’acqua, memore del passato ma proiettata nel futuro.


IN CONCORSO

Il cratere, di Luca Bellino, Silvia Luzi (Italia)
Drift, di Helena Wittmann (Germania)
Les garçons sauvages / The Wild Boys, di Bertrand Mandico (Francia)
Körfez / The Gulf, di Emre Yeksan (Turchia, Germania, Grecia)
Sarah joue un loup garou / Sarah Plays a Werewolf, di Katharina Wyss (Svizzera, Germania)
Team Hurricane, di Annika Berg (Danimarca)
Temporada de caza / Hunting Season, di Natalia Garagiola (Argentina, Usa, Germania, Francia, Qatar)


EVENTO SPECIALE FUORI CONCORSO - FILM D'APERTURA

Pin Cushion, di Deborah Haywood (Regno Unito)


EVENTO SPECIALE FUORI CONCORSO - FILM DI CHIUSURA

Veleno, di Diego Olivares (Italia)


LA SELEZIONE SIC@SIC 2017

Adavede, di Alain Parroni
Due, di Riccardo Giacconi
Les fantômes de la veille, di Manuel Billi
Il legionario, di Hleb Papou
MalaMènti, di Francesco Di Leva
Piccole italiane, di Letizia Lamartire
Le visite, di Elio Di Pace


EVENTO SPECIALE - CORTOMETRAGGIO D'APERTURA

Nausicaa – L’altra Odissea, di Bepi Vigna


EVENTO SPECIALE - CORTOMETRAGGIO DI CHIUSURA

L’ultimo miracolo, di Enrico Pau



Fonte: 32. Settimana Internazionale della Critica

domenica 23 luglio 2017

Tutte le giurie di Venezia 74!

Sono state definite le composizioni delle quattro Giurie internazionali (Venezia 74, Orizzonti, Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, Venice Virtual Reality)della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (30 agosto – 9 settembre 2017), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta
 
 

VENEZIA 74

Le personalità chiamate a fare parte della Giuria del Concorso di Venezia 74, oltre alla presidente, l’attrice statunitense Annette Bening, sono:

· la regista e sceneggiatrice ungherese Ildikó Enyedi; con Il mio XX secolo vince la Caméra d'or per la miglior opera prima a Cannes e il film viene incluso tra i migliori 12 film ungheresi di tutti i tempi. In Concorso a Venezia nel 1994 con Magic Hunter e a Locarno nel 1999 con Simon mágus, con il suo ultimo film, On Body and Soul, ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino nel 2017.

· il regista, produttore e sceneggiatore Michel Franco; nato e cresciuto in Messico, è autore di cinque lungometraggi, quattro dei quali presentati a Cannes. Después de Lucía e Las hijas de Abril vincono rispettivamente il premio per il miglior film e il Premio della Giuria di Un Certain Regard, mentre Chronic, presentato in Concorso, vince il premio per la miglior sceneggiatura. Ha prodotto Desde allá di Lorenzo Vigas, Leone d’oro a Venezia nel 2015.

· l’attrice inglese Rebecca Hall; si alterna tra Gran Bretagna e Stati Uniti dove ha lavorato con registi come Christopher Nolan, Steven Spielberg e Woody Allen, grazie al quale ottiene una nomination ai Golden Globe per Vicky Cristina Barcelona. È apparsa inoltre in The Town, Una promessa, Iron Man 3. Per la sua interpretazione di Christine, ottiene il plauso della critica e una serie di importanti riconoscimenti a livello internazionale.

· l’attrice Anna Mouglalis, volto iconico del cinema francese d’autore. Ancora giovanissima, appare in La captive (2000) di Chantal Akerman. Diventa celebre in Italia grazie al suo ruolo in Romanzo criminale (2005) di Placido. Si divide tra Italia e Francia in film di autori quali Arnaud Desplechin, Mario Martone, Philippe Garrel, ed è nel cast di Gainsbourg (Vie héroïque), protagonista ai César 2011.

· il critico cinematografico anglo-australiano David Stratton; ha diretto per quasi vent’anni il Sydney Film Festival e ha fatto parte delle giurie dei più importanti festival mondiali tra cui Venezia, Cannes e Berlino. Per vent’anni collaboratore di Variety, Stratton ha prodotto e condotto importanti show televisivi dedicati al cinema.

· l’attrice Jasmine Trinca, una delle più importanti interpreti italiane della sua generazione. È stata protagonista in opere di Nanni Moretti, Marco Tullio Giordana, Michele Placido, i Taviani. Nel 2009 a Venezia ha vinto il Premio Marcello Mastroianni per Il grande sogno, mentre nel 2017 è stata miglior attrice di Un Certain Regard a Cannes per Fortunata. Ha inoltre vinto due Nastri d’argento.

· Edgar Wright, regista e sceneggiatore inglese dell’iconica Trilogia del Cornetto, con Simon Pegg e Nick Frost, iniziata con L’alba dei morti dementi (2004), che ha rivitalizzato la parodia di genere. Nel 2010 ha diretto Scott Pilgrim vs. the World, originale esperimento tra cinema e fumetto. Attualmente è nelle sale Usa con Baby Driver – Il genio della fuga che sta ottenendo grande successo. Il film uscirà in Italia il 7 settembre.

· il regista, produttore e sceneggiatore Yonfan; cosmopolita, cresciuto a Taiwan e attivo a Hong Kong, ha scritto, diretto e prodotto tutti e tredici i suoi film, tra i quali Breaking the Willow (2003) e Prince of Tears (2009), presentati a Venezia, il secondo in Concorso, contribuendo poi al progetto Venezia 70 - Future Reloaded. Ha lavorato con le maggiori star cinesi tra cui Maggie Cheung, Chow Yung-fat e Daniel Wu, lanciato con Bishonen


La Giuria Venezia 74 assegnerà ai lungometraggi in Concorso i seguenti premi ufficiali:

Leone d'Oro per il miglior film, Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria, Leone d’Argento - Premio per la migliore regia, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio Speciale della Giuria, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente.



ORIZZONTI

La Giuria internazionale della sezione Orizzonti è composta da:

· il regista italiano Gianni Amelio (Presidente). Debutta al cinema con Colpire al cuore (1982), in Concorso a Venezia, dove vincerà il Leone d’oro nel 1998 con Così ridevano, tornandovi in seguito altre tre volte. Altre sue opere includono Il ladro di bambini (Gran premio della giuria a Cannes, 1992), Lamerica e Le chiavi di casa. Quest’anno La tenerezza è stato Nastro d’argento per il miglior film.

· Rakhshan Banietemad, una delle più importanti registe iraniane, autrice di numerosi documentari e film di finzione come Under the Skin of the City e Our Times, opere fondamentali per il cinema iraniano. Nel 1995 The Blue Veiled vince il Pardo di bronzo a Locarno, mentre Talesriceve il Premio per la sceneggiatura a Venezia 71.

· la regista statunitense Ami Canaan Mann, autrice di tre lungometraggi. Debutta nel 2001 con Morning, poi presenta Le paludi della morte in Concorso nel 2011 a Venezia, dove torna tre anni dopo con Jackie & Ryan, selezionato in Orizzonti. Ha diretto episodi di alcune serie TV tra cui Robbery Homicide Division e, più recentemente, Shots Fired e Sneaky Pete.

· il regista, sceneggiatore e curatore irlandese-scozzese Mark Cousins. Ha realizzato numerosi documentari ed è celebre in particolare per il monumentale The Story of Film: An Odyssey, viaggio di 930 minuti nella storia del cinema. Anche autore di cortometraggi e opere sperimentali, è inoltre docente universitario e saggista. Il suo primo film di finzione è Stockholm, My Love del 2016.

· lo sceneggiatore, architetto e curatore artistico argentino Andrés Duprat, che ha scritto le sceneggiature di L’artista (2008), El hombre de al lado (2010), Querida voy a comprar cigarrillos y vuelvo (2011) e Il cittadino illustre (2016), tutti film diretti da Mariano Cohn e Gastón Duprat. Il cittadino illustre ha permesso al protagonista Oscar Martínez di vincere la Coppa Volpi a Venezia. Andrés Duprat è curatore del Padiglione Argentina della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale Venezia.

· la regista e sceneggiatrice belga Fien Troch. Esordisce nel lungometraggio nel 2005 con Someone Else’s Happiness presentato a Toronto, dove ritorna anche con il successivo Unspoken. Il suo ultimo film, Home, vince il Premio per la regia della sezione Orizzonti a Venezia nel 2016.

· Rebecca Zlotowski, sceneggiatrice e regista francese, autrice di tre lungometraggi. Il suo primo film, Belle épine, viene presentato nel 2010 a Cannes, dove torna di nuovo nel 2013 con Grand Central in Un Certain Regard. Planetarium, opera del 2016 con Natalie Portman, è stato presentato Fuori Concorso a Venezia.



La Giuria Orizzonti assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti premi:

Premio Orizzonti per il miglior film, Premio Orizzonti per la migliore regia, Premio Speciale della Giuria Orizzonti, Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile, Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile, Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura, Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio.



PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA "LUIGI DE LAURENTIIS"

La Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”- Leone del Futuro, è composta da:

· il regista e sceneggiatore francese Benoît Jacquot (Presidente), più volte presente in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con Le septième ciel nel 1997, Pas de scandale nel 1999, L'intouchable nel 2006, grazie al quale la protagonista Isild Le Besco si aggiudica il premio Marcello Mastroianni, e 3 Coeurs nel 2014.

· il critico, professore e programmatore cinematografico inglese Geoff Andrew, a lungo redattore e prima penna di Time Out, nonché collaboratore di Sight & Sound. Andrew è stato il responsabile della programmazione del National Film Theatre (ora BFI Southbank) e consulente alla programmazione del London Film Festival.

· Albert Lee, una delle figure più esperte e versatili dell'industria cinematografica di Hong Kong. Ha lavorato come produttore con registi quali Herman Yau, Dante Lam, Benny Chan e Jeff Lau. È conosciuto per la sua lunga collaborazione con il regista cinese Jiang Wen, iniziata nel 2007 con The Sun Also Rises, presentato in Concorso a Venezia.

· l’attrice italiana Greta Scarano, protagonista nel film Senza nessuna pietà di Michele Alhaique, presentato a Venezia nel 2014, nella sezione Orizzonti. Premiata col Nastro d’Argento e il Ciak d’Oro come rivelazione dell’anno per la sua interpretazione in Suburra di Stefano Sollima, Greta Scarano interpreta il personaggio di Elisa nella serie cult di Sky In Treatment.

· Yorgos Zois, regista greco che ha lavorato come assistente di Theo Angelopoulos. Il suo primo corto, Casus Belli, viene presentato nel 2010 a Venezia, dove torna due anni dopo con Out of Frame che ottiene la nomination agli European Film Awards 2012, oltre a numerosi altri premi internazionali. Il suo primo lungometraggio, Interruption, è stato presentato nella sezione Orizzonti nel 2015.

La Giuria del Premio Venezia Opera Prima assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, e un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.



VENICE VIRTUAL REALITY

La Giuria internazionale della sezione Venice Virtual Reality è composta da:

· il regista John Landis (Presidente), figura chiave del cinema americano degli ultimi quarant’anni. Landis ha influenzato generazioni di cineasti grazie a film quali Animal House, The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra e Una poltrona per due. Tutto in una notte, uno dei suoi film più celebri, verrà presentato quest’anno alla Mostra in versione restaurata. Nel 2008 John Landis è stato membro della giuria del Concorso, alla 65. Mostra del Cinema di Venezia.

· Céline Sciamma, sceneggiatrice e regista francese. Naissance des pieuvres, sua opera prima, è stata presentata a Cannes nel 2007, così come Diamante nero sette anni dopo. È diventata celebre con il suo secondo lungo, Tomboy, presentato a Berlino e vincitore di numerosi premi. Tra le sue sceneggiature anche La mia vita da zucchina, candidato all’Oscar per l’animazione.

· l’attore e regista Ricky Tognazzi. Ha vinto nel 1991 con Ultrà un Orso d’argento per la regia, ex aequo con Il silenzio degli innocenti, e un David nella stessa categoria, bissato due anni più tardi con La scorta, selezionato in Concorso a Cannes. Nel 2011 ha presentato a Venezia Tutta colpa della musica. Tra le sue interpretazioni, Una storia semplice e Caruso Pascoski di padre polacco.



La Giuria Venice Virtual Reality assegnerà i seguenti premi:

Miglior Film VR, Gran Premio della Giuria VR, Premio per la Migliore Creatività VR.



VENEZIA CLASSICI

Inoltre, come già annunciato, il regista italiano Giuseppe Piccioni (Fuori dal mondo, Luce dei miei occhi, Questi giorni) sarà il Presidente della Giuria di studenti di cinema che assegnerà i premi Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato e per il Miglior Documentario Sul Cinema.   

martedì 18 luglio 2017

I film di Venezia Classici della 74. Mostra del cinema!

Sarà il regista italiano Giuseppe Piccioni (Fuori dal mondo, Luce dei miei occhi, Questi giorni) a presiedere la Giuria di studenti di cinema che – per la quinta volta – assegnerà i Premi Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato e per il Miglior documentario sul cinema.

Tra i diversi capolavori restaurati di Venezia Classici della 74. Mostra, saranno presentati: Novecento di Bernardo Bertolucci (1976), Deserto rosso di Michelangelo Antonioni (1964, Leone d’oro alla Mostra di Venezia), Gli amanti crocifissi (1954) e L’intendente Sansho (1954, Leone d’argento alla Mostra di Venezia) di Kenji Mizoguchi, I figli delle mille e una notte di Nacer Khemir (1984), Femmina ribelle di Raoul Walsh (1956), L’occhio del maligno di Claude Chabrol (1962), L’asso di picche di Miloš Forman (1963), Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977), Batch ’81 di Mike De Leon (1982) e Tutto in una notte di John Landis (1985). 
 

Dal 2012, Venezia Classici è la sezione che  presenta alla Mostra in anteprima mondiale, con crescente successo, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici presenta inoltre una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.
La Giuria presieduta da Giuseppe Piccioni è composta da 26 studenti - indicati dai docenti - dell’ultimo anno dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari. 


Questo l’elenco dei titoli di Venezia Classici selezionati per la 74. Mostra:

- Les baliseurs du désert / El-haimoune (Wanderers of the Desert) [I figli delle mille e una notte], di Nacer Khemir (Tunisia, Francia, 1984, 95’, Colore)
  Restauro: Cinémathèque royale de Belgique

- Batch ‘81, di Mike De Leon (Filippine, 1982, 108’, Colore)
  Restauro: Asian Film Archive

 - Černý Petr (Black Peter) [L’asso di picche], di Miloš Forman (Cecoslovacchia, 1963, 89’, B/N)
   Restauro: Národní filmový archiv

- Chikamatsu monogatari (A Story from Chikamatsu) [Gli amanti crocifissi], di Kenji Mizoguchi (Giappone, 1954, 102’, B/N)
   Restauro: Kadokawa Corporation, The Film Foundation in collaborazione con The Japan Foundation

- Close Encounters of the Third Kind [Incontri ravvicinati del terzo tipo], di Steven Spielberg (Stati Uniti, 1977, 137’, Colore)
   Restauro: Sony Pictures Entertainment

- Daïnah la métisse di Jean Grémillon (Francia, 1932, 48’, B/N) a seguire Zéro de conduite – giornalieri di Jean Vigo (Francia, 1933, 20’, B/N)
   Restauro: Gaumont con il supporto di Centre national du cinéma et de l’image animée

- Il deserto rosso (Red Desert), di Michelangelo Antonioni (Italia, 1964, 120’, Colore)
  Restauro: CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con RTI-Mediaset

- Deux ou trois choses que je sais d’elle (Two or Three Things I Know About Her) [Due o tre cose che so di lei], di Jean-Luc Godard (Francia, 1967, 87’, Colore)
   Restauro: Argos Films con il supporto di Centre national du cinéma et de l’image animée

- La donna scimmia (The Ape Woman), di Marco Ferreri (Italia, Francia, 1964, 93’, B/N)
  Restauro: Cineteca di Bologna e TF1 Studio in collaborazione con Surf Film

Idi i smotri (Come and See) [Và e vedi], di Elem Klimov (Urss, 1985, 143’, Colore)
   Restauro: Mosfilm (produttore del restauro, Karen Shakhnazarov)

- Into the Night [Tutto in una notte], di John Landis (Stati Uniti, 1985, 115’, Colore)
  Restauro: Universal Pictures

- Non c’è pace tra gli ulivi (Under the Olive Tree), di Giuseppe De Santis (Italia, 1950, 107’, B/N)
  Restauro: CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con CristaldiFilm di Zeudi Araya e Massimo Cristaldi 

- Novecento (1900), di Bernardo Bertolucci (Italia, 1976, 317’, Colore)
  Restauro: 20th Century Fox, Paramount Pictures, Istituto Luce - Cinecittà e Cineteca di Bologna, con la collaborazione di Alberto Grimaldi e il sostegno di Massimo Sordella
 
- Ochazuke no aji (Flavor of Green Tea Over Rice) [Il sapore del riso al tè verde], di Yasujirō Ozu (Giappone, 1952, 115’, B/N)
  Restauro: Shochiku Co., Ltd.

- L’oeil du malin (The Third Lover) [L’occhio del maligno], di Claude Chabrol (Francia, 1962, 91’, B/N)
  Restauro: Studiocanal con il supporto di Centre national du cinéma et de l’image animée
 
- The Old Dark House [Il castello maledetto], di James Whale (Stati Uniti, 1933, 72’, B/N)
  Restauro: Cohen Film Collection / Cohen Media Group
 
- The Revolt of Mamie Stover [Femmina ribelle], di Raoul Walsh (Stati Uniti, 1956, 93’, Colore)
   Restauro: 20th Century Fox

- Sanshō dayū (Sansho the Bailiff) [L’intendente Sansho], di Kenji Mizoguchi (Giappone, 1954, 126’, B/N)
   Restauro: Kadokawa Corporation, The Film Foundation con la collaborazione di The Japan Foundation   



A completamento della sezione Venezia Classici, verrà presentata una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.
L’elenco completo della sezione sarà reso noto nel corso della conferenza stampa di presentazione del programma della Mostra di Venezia, che si terrà a Roma giovedì 27 luglio alle ore 11.00 (Cinema Moderno).

lunedì 17 luglio 2017

Jane Fonda e Robert Redford Leoni d'Oro alla carriera a Venezia 74!

Sono stati attribuiti all’attrice statunitense Jane Fonda e al regista e attore statunitense Robert Redford i Leoni d’oro alla carriera della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017). 
La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera. 
La consegna dei Leoni d’oro alla carriera a Jane Fonda e Robert Redford avrà luogo venerdì 1 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema (Lido di Venezia), prima della proiezione Fuori Concorso del film di Netflix Our Souls at Night, diretto da Ritesh Batra e interpretato da Jane Fonda e Robert Redford, prodotto da Redford e dalla sua società Wildwood Enterprises, Inc.

A proposito di questi riconoscimenti, il Direttore Alberto Barbera ha dichiarato: “Poche star hollywoodiane hanno avuto una vita contraddistinta da atteggiamenti altrettanto risoluti e fieri come quelli esibiti da Jane Fonda nel corso della sua carriera professionale. Un’esistenza segnata da passioni intense, vissute all’insegna dell’indipendenza da ogni forma di conformismo, con una generosità toccante e vulnerabile. Di volta in volta, attivista politica e sociale, sex symbol, scrittrice, icona femminista, produttrice, profeta dell’esercizio fisico, ma soprattutto attrice di straordinario successo e non comune talento, Jane Fonda è tra le maggiori protagoniste della scena cinematografica contemporanea. Il Leone d’oro alla carriera è il tributo doveroso all’impegno personale e alle brillanti qualità di un’interprete che ha saputo dar vita a personaggi indimenticabili, controversi e disparati, dando prova di un’incessante capacità di reinventarsi, pur rimanendo fedele a se stessa, ai propri valori, al proprio indiscusso talento d’artista”.

Prosegue il Direttore Barbera: “Attore, regista, produttore, ambientalista, ispiratore e fondatore di quel brillante esperimento cinematografico chiamato Sundance: sia di fronte che dietro alla macchina da presa, sia quando ha difeso la causa del cinema indipendente o quella del nostro pianeta, Robert Redford ci ha accompagnato attraverso cinquant’anni di storia americana con una combinazione di rigore, intelligenza e grazia che resta insuperabile. Piuttosto riluttante a ricoprire il ruolo di star, sin dagli inizi della carriera Redford ha utilizzato il proprio talento e il successo per realizzare film su tematiche a lui care e aprire la strada ad altri registi indipendenti al pari di sé. Attore istintivo e allo stesso tempo riflessivo, dotato di una scrupolosa attenzione per il dettaglio, come regista Redford ha dimostrato di essere un eccezionale narratore. La sua dedizione ai personaggi e alle storie è andata di pari passo con l’impegno e la passione per la complessa bellezza e per i valori del nostro mondo in continua evoluzione”.

Basato sul romanzo di Kent Haruf, adattato per lo schermo da Scott Neustadter e Michael H. Weber (Colpa delle stelle), il film Netflix Our Souls at Night comincia quando la vedova Addie Moore (Jane Fonda) si presenta a sorpresa dal suo vicino di casa, il vedovo Louis Waters (Robert Redford). In quella cittadina in Colorado sono stati vicini per decenni, ma fino a quel momento con pochi contatti.
 
Il film verrà distribuito in tutto il mondo da Netflix nel 2017.   

sabato 15 luglio 2017

Downsizing, di Alexander Payne, aprirà Venezia 74!

Downsizing, diretto da Alexander Payne (Sideways, Paradiso amaro, Nebraska) e interpretato da Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau, Kristen WiigNeil Patrick Harris, Jason Sudeikis, Alec Baldwin e Maribeth Monroe è il film di apertura, in Concorso, della 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (30 agosto - 9 settembre 2017), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

 

Downsizing sarà proiettato in prima mondiale mercoledì 30 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.

Il film segue le avventure di Paul Safranek (Matt Damon), un uomo ordinario di Omaha che, insieme alla moglie Audrey (Kristen Wiig), sogna una vita migliore. Per rispondere alla crisi mondiale causata dalla sovrappopolazione, gli scienziati hanno sviluppato una soluzione radicale che permette di rimpicciolire gli essere umani a pochi centimetri d'altezza.
Le persone presto scoprono che i loro risparmi valgono di più in un mondo più piccolo e, con la promessa di uno stile di vita lussuoso oltre ogni loro aspettativa, Paul e Audrey decidono di correre il rischio di sottoporsi a questa pratica controversa, imbarcandosi in un'avventura che cambierà le loro vite per sempre.

Paramount Pictures presenta una produzione Ad Hominem Production / Gran Via Productions.
Downsizing è un film di Alexander Payne, interpretato da Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau, Kristen Wiig, Neil Patrick Harris, Jason Sudeikis, Alec Baldwin e Maribeth Monroe; prodotto da Alexander Payne, p.g.a. Mark Johnson, p.g.a. Jim Taylor, p.g.a.; scritto da Alexander Payne e Jim Taylor; diretto da Alexander Payne; produttori esecutivi: Megan Ellison, Diana Pokorny, Jim Burke; music supervisor: Dondi Bastone; la musica è composta e diretta da Rolfe Kent; costume designer: Wendy Chuck; montaggio: Kevin Tent, ACE Production; scenografia: Stefania Cella; direttore della fotografia: Phedon Papamichael, ASC, GSC

giovedì 13 luglio 2017

The War - Il pianeta delle scimmie

Di Matteo Marescalco
 
 
L'ennesima saga giunge al termine.
Stavolta, però, si tratta di una trilogia che si è affermata con decisa prepotenza nel contesto del cinema contemporaneo. Merito di Matt Reeves, creatore di Cloverfield e padre adottivo del prossimo progetto sul Batman muscolare di Ben Affleck che, a detta del futuro regista, virerà verso lidi noir. 
 

Il franchise del pianeta delle scimmie è stato rilanciato nel 2011 da Rupert Wyatt e ha potuto contare sui volti noti di James Franco, Freida Pinto e del maestro della motion capture, Andy Serkis, nel ruolo di Cesare, la scimmia che, nell'arco narrativo della trilogia, avrebbe condotto il suo popolo ad imporsi sulla civiltà umana, giunta sull'orlo della sua fine.
In questo terzo episodio, nonostante la morte di Koba (la mela marcia dei primati), la guerra tra umani e scimmie non accenna a placarsi, sebbene la volontà di Cesare sia pacifista. Il conflitto lungo e logorante conduce i primati ad abbandonare la loro casa e a partire per un viaggio alla ricerca di una nuova terra promessa. Un tradimento, tuttavia, ne inficia il risultato. I primati saranno deportati in un campo di concentramento (che richiama alla memoria anche le Fiere della Carne di Intelligenza Artificiale di Steven Spielberg) comandato dal kurtziano Woody Harrelson, colonnello spiritato e disturbato che attinge all'iconografia di Conrad/Coppola, tanto efferato in campo quanto nell'ellissi narrativa.
 

Cesare, come David di A.I., è un essere sintetico, una creazione in CGI realizzata dalla WETA di Peter Jackson ma animata da Serkis. E risiede proprio in questo la distinzione fondamentale. Nel retroterra umano e in quegli occhi espressivi che, secondo l'accezione di Debrais, costituiscono il primo elemento di identificazione per il pubblico e l'unico carattere assolutamente umano in un corpo robotico.
Ogni singolo episodio della trilogia esplora la via crucis del condottiero dei primati: aspetti oscuri, ansie e dissidi. L'analisi psicologica è perfettamente sostenuta da una regia robusta in grado di alternare momenti spettacolari a lunghe sequenze di tensione psicologica animate dai silenzi e dagli sguardi degli animali.
Nell'ambito di genere, Matt Reeves ha il merito di aver costruito un prodotto autoriale degno delle più ardue imprese produttive: The War-Il pianeta delle scimmie è un viaggio lungo un mondo che non appartiene più agli esseri umani, in cui stupore e romanticismo vengono utilizzati per edificare un racconto dal sapore ancestrale che lascia comunque spazio ad ogni minima scintilla emozionale.

Chi accusa il cinema popolare di attingere sempre alle stesse idee senza riuscire a rielaborarle, restituendo un immaginario stantio e privo di spunti visivi e narrativi validi, dovrebbe dedicare parte del proprio tempo a questa riuscita trilogia, di cui quest'episodio segna il punto più alto. Scoprirebbe, in tal modo, che fare un film per le masse richiede il massimo amore possibile. Da parte di chi lo fa. E, soprattutto, di chi ne fruisce.

venerdì 2 giugno 2017

Wonder Woman - E il cinecomic fu (super) donna

In un mondo (cinematografico) popolato da supereroi, nella fattispecie del mondo DC Extended Universe, è giunta l'ora di vedere, per la prima volta, un film dedicato interamente alla controparte femminile, ovvero, Wonder Woman.


Come gli altri film Warner dedicati ai supereroi (vedi Batman Begins e L'uomo d'acciaio) anche in Wonder Woman si parte dalla genesi: se ne L'uomo d'acciaio essa era implicitamente cristologica, qui è esplicitamente pagana. Più precisamente, in Wonder Woman si è presa in prestito la mitologia greca, adattata per accentrare importanza all'amazzone Diana (Gal Gadot), e fatta confluire nel contesto propriamente terreno, in un mondo in cui gli esseri umani cercano di dare il meglio per farsi fuori a vicenda. Dall'isola protetta delle amazzoni, alla Prima Guerra Mondiale degli umani.

Circa un quarto del film si muove su questa genesi, sulla volontà di Diana di voler far parte del gruppo delle amazzoni, allevata per proteggersi e proteggere il suo popolo ed il suo mondo, incontaminato e virginale, dal dio Ares; fino alla comparsa di un umano (Steve, interpretato da Chris Pine) che, fuggendo dai suoi inseguitori, riesce a rompere quella dimensione di isolamento, costituendo uno degli snodi fondamentali del racconto.

Scoperto questo collegamento tra i due mondi, quasi novello Stargate, Diana viene a conoscenza di un mondo e di una guerra che non conosceva e rivede nel contesto storico umano il conseguimento della preparazione di una vita.


Quando al cinema arriva un tipo di film come questo, cinecomic, budget stellare, dall'importante novità di avere un eroe donna (perché nulla ha di diverso dai suoi colleghi per utilizzare la riduzione "eroina") come assoluta protagonista, tendenzialmente le aspettative sono molto alte e cercare di soddisfarle sotto tutti gli aspetti diventa un'impresa non semplice.
Wonder Woman è un prodotto fresco e gioviale, dinamico e centripeto verso la protagonista. Diana Prince racchiude in sé la purezza d'animo e l'innocenza di un bambino, mentre allo stesso tempo è un'esplosione di energia, di coraggio e di resistenza.


Tuttavia, Wonder Woman, è come se viaggiasse su due binari differenti, come quelli di una miniera, che ogni tanto si incontrano; regia e scrittura impostano il film quasi in due modi differenti.
Mentre la regia di Patty Jenkins (Monster) tende a mostrare la forza fisica, la tenacia ed il coraggio di un essere speciale, quale Diana, per origini e bontà d'animo, la scrittura tende a far deragliare questi aspetti, portando il film a diventare un prodotto banale, con un sovradosaggio di ironia, con dialoghi molto sempliciotti. Sotto quest'ultimo versante, la protagonista finisce per porsi e porre delle promesse e degli scopi che potrebbero fare concorrenza a Miss Universo, del tipo Desidero più di tutto, la pace nel mondo. (Paradossalmente Gal Gadot ha partecipato proprio a Miss Universo qualche anno fa).
Gli effetti speciali, che forse devono tanto alla trilogia Matrix, per la maggior parte aiutano la regia ha sottolineare gli aspetti di forza di Wonder Woman, anche se c'è una certa tendenza a non dare mai il meglio.

Nel complesso Wonder Woman avrebbe potuto aspirare a diventare molto di più, a diventare un film curato, dosato e limato sotto tutti gli aspetti mentre, invece, si appresta a cadere in un pozzo di banalità, che i pochi aspetti positivi risultano quasi insufficienti per salvarsi.